Lega Consumatori Umbria
IL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO PDF Stampa E-mail

L’art. 24 della nostra Costituzione stabilisce che : “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi [cfr. art. 113]. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.” La norma costituisce chiara espressione del principio di uguaglianza e riconosce a tutti la possibilità tutelare i propri diritti ricorrendo al Giudice. Il diritto alla difesa è un istituto fondamentale di ogni sistema democratico ed è ritenuto di tale importanza da essere annoverato tra i diritto inviolabili della persona analogamente alla diritto alla libertà personale, alla inviolabilità del domicilio, alla libertà religiosa, alla libertà di manifestazione del proprio pensiero. Al fine di rendere effettivo il diritto di essere rappresentati in giudizio, tanto per agire quanto per difendersi,  l’ordinamento ha previsto che la persona non abbiente possa richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato.
L’istituto del patrocinio a spese dello Stato vale nell’ambito di un processo civile ed anche nelle procedure di volontaria giurisdizione (separazioni consensuali, divorzi congiunti, ecc.).
L’ammissione al gratuito patrocinio è valida per ogni grado del processo e per le procedure connesse. La stessa disciplina si applica anche nel processo amministrativo, contabile e tributario. Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a €.11.369,24.
Se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l'istante.
Tuttavia, qualora la controversia abbia ad oggetto diritti della personalità (diritto alla vita, all’onore, alla riservatezza, all’identità personale), oppure l’interesse del richiedente sia in conflitto con quello degli altri componenti della famiglia con lui conviventi non si applica il cumulo e si tiene conto del solo reddito personale dell’istante. Il patrocinio a spese dello Stato può essere richiesto: dai cittadini italiani; dagli stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare; dagli apolidi (soggetto privo di cittadinanza); dagli enti o associazioni che non perseguano fini di lucro e non esercitino attività economica.
L'ammissione può essere richiesta in ogni stato e grado del processo ed è valida per tutti i successivi gradi del giudizio. Se la parte ammessa al beneficio rimane soccombente, ossia perde la causa di primo grado non può utilizzare il beneficio per proporre impugnazione.
La domanda di ammissione al patrocinio per le cause civile si presenta presso la Segreteria del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, competente rispetto al
luogo dove ha sede il magistrato davanti al quale è in corso il processo.
La domanda di ammissione in ambito penale si presenta presso l'ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo. Il patrocinio a spese dello Stato è escluso:
nei procedimenti penali per reati di evasione in materia di imposte; se il richiedente è assistito da più di un difensore (è ammesso invece, ora, nei procedimenti relativi a contravvenzioni) per i condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione mafiosa, e connessi al traffico di tabacchi e agli stupefacenti (modifiche apportate dalla legge 24 luglio 2008, n. 125).

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
OCCHIO ALLE BOLLETTE! PDF Stampa E-mail

Quante volte, negli ultimi tempi, avrete avuto a che fare con una sgradita sorpresa che vi attendeva nella cassetta delle posta nascosta tra la pubblicità?

Quante volte il vostro sguardo si sarà posato incredulo su quelle cifre tanto elevate?

Stiamo ovviamente parlando della bolletta delle utenze domestiche.

Che si tratti di luce, acqua, gas, telefono, non è raro imbattersi in fatture che contengono importi maggiori, talvolta addirittura esorbitanti, rispetto ai consumi usuali ed effettivi. Può trattarsi di errore di fatturazione, di doppia fatturazione, di sostituzione del contatore, di contratti non sottoscritti.

Prima di mettere mano al portafogli, è bene ricordare che non tutti gli importi richiesti hanno una legittima fondatezza, non essendo sempre corrispondenti al reale utilizzo delle utenze.

Al di là dello “spavento” iniziale e della seguente immancabile esplosione di rabbia la prima cosa da fare è armarsi di pazienza e contattare il numero verde del gestore. Se la soluzione non arriva da questa via, per così dire breve, è assolutamente necessario contestare la fattura mediante l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzato all’Ufficio reclami, solitamente indicato nelle bollette o facilmente reperibile nei siti Internet la cui consultazione si rivela sempre utile anche per conoscere la Carta dei servizi, ove sono indicati i diritti e obblighi discendenti dal rapporto contrattuale. Se poi si è costretti ad andare oltre, perché l’importo l’impone e la vicenda non si è risolta in sede stragiudiziale conforta il fatto che numerose sentenze di merito hanno stabilito che in caso di contestazione della bolletta, non è al consumatore che spetta l’obbligo di dimostrare il corretto funzionamento dell’impianto, bensì al gestore. Non è cosa di poco conto da un punto di vista processuale.

Qualora il consumatore contesti gli importi riportati in bolletta (Giudice di Pace di Potenza, Sent. 579/1 2014) è la società erogatrice del servizio che deve dimostrare la correttezza dei conteggi effettuati. I consumi dell’utente, infatti, devono essere rilevati correttamente e non possono essere mai presunti. Ciò vale anche quando il cliente, pur contestando la bolletta, non chiede che venga effettuata una verifica sul contatore”. Detta in altre parole, a fronte delle contestazioni formulate dall’utente i consumi presunti indicati dal gestore non hanno alcun valore. E ciò per l’evidente ragione che il consumatore, non può essere penalizzato in sede di distribuzione dell’onere della prova, dovendo la contestazione a lui rivolta basarsi su dati correttamente ed effettivamente rilevati.

Già la Cassazione, in un passato ormai lontano aveva stabilito che: “l’utente conserva il relativo diritto di contestazione e il gestore è tenuto a dimostrare il corretto funzionamento del contatore centrale e la corrispondenza tra il dato fornito e quello trascritto nella bolletta” (Cass. 10313/2004).  È quindi opportuno, per il consumatore, informarsi circa le concrete possibilità offertegli dall’ordinamento in difesa dei suoi diritti, in modo da poter prontamente contrastare l’operato degli enti erogatori. In estrema sintesi, chiudete l’acqua, spegnete la luce, controllate il contatore, ma se occorre difendetevi con decisione!

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
Ancora pubblicità ingannevole PDF Stampa E-mail

Patatine fritte a mano, solo perchè sono “Le contadine”? No, pubblicità ingannevole.

Ciò ha determinato la sanzione da 150.000 euro comminata dall’Antitrust alla Ica Foods.

Cosi come sono state sanzionate per 300.000 Amica Chips dove su “Eldorada” era indicata la dicitura  “cotte a mano”; 250.000 Pata per aver dichiarato “patatina artigianale” le “Da Vinci chips”.

Anche la San Carlo con la “Rustica” decantata da Carlo Cracco è stata colpita da una sanzione da 350.000 euro.

Come consumatori dobbiamo prestare attenzione anche alle espressioni e alla grafica realizzate con particolare enfasi e tali da risultare non corrette se non ingannevoli, pensiamo a:

San Carlo con “Autentica trattoria con olio di oliva” oppure a Eldorada di amica chips dove la percentuale di olio di oliva risultava più bassa rispetto ad altri oli vegetali..

Cosi come dobbiamo prestare attenzione alle sbandierate proprietà salutistiche come nel caso della Ica Foods con le “Crik Crok & Blue” non autorizzate dalla Commissione Europea ed ancora oggetto di controversie nella comunità scientifica.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
È FINITO LO STRAPOTERE DELLE BANCHE? PDF Stampa E-mail

A partire dal 1 gennaio 2014 le Banche non possono più applicare gli interessi sugli interessi già maturati sul capitale. La legge di stabilità 2014 (L. n° 147/2013) ha, infatti, introdotto il divieto di anatocismo, parola complicata di cui sicuramente avrete sentito parlare che altro non indica se non l’interesse calcolato sull’interesse o interesse composto, secondo il gergo in uso nelle banche. La legge, che ha modificato l’art. 120, comma 2 del Testo Unico Bancario, ha stabilito le modalità per il calcolo degli interessi prevedendo che nelle operazioni di conto corrente deve essere assicurata alla clientela la medesima periodicità di conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, stabilendo altresì che gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori ma devono essere calcolati esclusivamente sul capitale.

Anche se l’effettiva portata della norma dovrà essere misurata nella concreta applicazione pratica, in molti hanno già sollevato qualche perplessità sia per la sua formulazione, non priva di contraddizioni, sia per la scelta del soggetto chiamato a definire le modalità e i criteri di produzione degli interessi, ossia il CICR, Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, nondimeno la norma riveste grande importanza perché tutela i clienti dalle pratiche cosiddette anatocistiche ponendo una parola definitiva in termini di inequivocabile illegalità.

In questa direzione merita di essere segnalata anche la sentenza n° 350 del 2013, con la quale la Corte di Cassazione ha stabilito che quando il tasso di mora, le penali, le spese varie complessivamnete considerate superano il tasso soglia , stabilito dalla legge antiusura L. 108/96, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati consentendo la possibilità di ottenere la restituzione di tutte le somme versate a titolo di interessi in applicazione dell’art. 1815 c.c. ai sensi de quale “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. La questione ovviamente non riguarda solo i mutui ma tutti i contratti di finanziamento quali cessioni del quinto dello stipendio o della pensione, leasing per autoveicoli, immobiliari compresa l’apertura di credito in conto corrente che ha finalità assimilabili al mutuo.

Ogni trimestre la Banca d’Italia pubblica i tassi medi di finanziamento per la definizione del tasso usura. Ad esempio nel periodo che va dal 1 gennaio 2014 al 31 marzo 2014 il tasso soglia su base annua, che è diverso per ogni categoria di operazione, per i mutui a tasso fisso è pari a 10,3875, mentre per la cessione del quinto è pari a 11,46 per finanziamenti fino a € 5.000,00 e 11,35 oltre i 5.000,00 euro.

E bene precisare che anatocismo e usura sono cose giuridicamente molto diverse: il primo è un illecito di natura civile cui consegue un obbligo di restituzione e di risarcimento del danno subito, ove se ne fornisca la prova, mentre l’usura è un reato punito dal c.p. 644.con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000,00 a euro 30.000,00.

Attenzione dunque! Controllate con cura i vostri estratti conto bancari gli errori e possibili abusi sono dietro l’angolo. Alla luce della normativa vigente non è difficile riuscire ad opporsi alla propria banca e fare valere le proprie ragioni soprattutto nei casi di mora e ritardati pagamenti situazioni nelle quali più facilmente le spese escono dal controllo del cliente.

Buona lettura del codice civile a tutti!

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

 
Lindos, l’acqua che fa dimagrire: Giurì censura pubblicità PDF Stampa E-mail

“Vuoi davvero essere più magra? Bevi più acqua!”: è la promessa della pubblicità dell’acqua Lindos, delle Terme di Bognanco. Il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria ha censurato il messaggio (ne dà notizia il Fatto Alimentare), valutato come manifestamente contrario all’art. 2, “comunicazione commerciale ingannevole”, del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Ad avviso del Comitato di Controllo, il messaggio contiene affermazioni esorbitanti e in alcuni casi scientificamente scorrette, tali da attribuire a una disidratazione anche blanda (“Se nel corso della giornata non si assume abbastanza acqua, ovvero 8 bicchieri da 250 ml l’uno, il nostro corpo può andare incontro a numerosi disagi e disturbi”) una serie di effetti non documentati, o in alcuni casi privi di qualunque supporto scientifico (come “Ingrassare anche mangiando poco”).

Il messaggio attribuisce inoltre all’acqua pubblicizzata, ricca di magnesio, un’inverosimile efficacia. Espressioni quali: “Se degli 8 bicchieri che beviamo quotidianamente almeno 2 sono ricchi di magnesio, otterrai ottimi risultati, non solo in termini di dimagrimento, ma anche di salute dell’apparato cardiocircolatorio e muscolo scheletrico”, “con mezzo litro di acqua ricca di magnesio il tasso metabolico aumenta fino al 30%” non hanno adeguato supporto scientifico, ed accreditano in particolare l’ipotesi che un apporto regolare di questa acqua faciliti una serie di effetti che la normativa vigente non consente di attribuire ad un’acqua minerale magnesiaca.

Prestiamo attenzione a tutte le promesse miracolose!

 

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
« InizioPrec.12345678910Succ.Fine »

Pagina 6 di 11