Lega Consumatori Umbria
Rimborsi fiscali: occhio alle mail truffa! PDF Stampa E-mail

Chi non vorrebbe ricevere un messaggio dall’Agenzia delle Entrate che dice “ci siamo sbagliati, hai pagato troppe tasse e dobbiamo restituirti i soldi”?

Ecco è su questo desiderio che puntano i cyber truffatori che stanno mandando mail in giro con falsi rimborsi. State attenti dunque.

 

Ecco il comunicato dell’Agenzia delle Entrate:

 

"Nuovi tentativi di phishing ai danni di alcuni cittadini che hanno ricevuto via e-mail false comunicazioni relative a rimborsi fiscali, apparentemente provenienti dall’indirizzo “Agenzia delle Entrate”.

Come già avvenuto in passato, queste comunicazioni – con oggetto “Rimborso fiscale per 2014-2015” – utilizzano il logo dell’Agenzia e invitano il contribuente a cliccare sul link “Accedi al tuo rimborso fiscale” che rimanda ad una pagina web dove si chiede di inserire alcune informazioni personali, tra cui i dati della carta di credito.

L’Agenzia delle Entrate informa di essere del tutto estranea a questi messaggi e raccomanda, a chiunque dovesse riceverli, di non dare seguito al loro contenuto. Si tratta, infatti, di un tentativo di phishing, una truffa informatica attuata con lo scopo di ottenere illecitamente i dati personali dei cittadini.

Ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate non richiede mai informazioni sulle carte di credito e non invia comunicazioni via e-mail relative ai rimborsi."

 

Sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Home > Cosa devi fare > Richiedere > Rimborsi”, si possono consultare le corrette modalità per ricevere un rimborso fiscale.


* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico.

 
COME DIFENDERSI DA TELEMARKETING? PDF Stampa E-mail

Il telemarketing, ossia l’insieme delle attività di marketing effettuate tramite il telefono fisso, è una pratica sempre più diffusa fra le aziende, che ormai sfoderano sapientemente tutte le tecniche persuasive pur di convincere i consumatori. Da alcuni anni è stato, però, istituito il Registro delle Opposizioni, un servizio concepito a tutela dei consumatori, contenente i numeri di telefono delle utenze che non desiderano più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato.

L’iscrizione al Registro delle Opposizioni, gratuita e accessibile tramite cinque modalità (internet, telefono, raccomandata, fax o email), dà la possibilità ai consumatori che vi si iscrivono di non ricevere più telefonate indesiderate a scopo commerciale o di vendita. Si riporta il link dove poter scaricare i moduli per iscriversi:

 

http://www.registrodelleopposizioni.it/it/abbonati/moduli_abbonato


* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico


 

 

 
Anatocismo:come recuperare gli interessi PDF Stampa E-mail

Prima di analizzare la procedura per il recupero degli interessi è bene ricordare cos'è L’ANATOCISMO.

ESEMPIO: ho un affidamento a inizio anno di 100mila euro al tasso di interesse del 5% annuo da pagare ogni tre mesi. Senza anatocismo ogni trimestre maturerò sempre un fisso di 1.250 euro di interessi (100.000 X 5 X 3 : 1200). In presenza di anatocismo, invece, soltanto il primo trimestre maturerò 1.250 euro mentre nel secondo maturerò 1.266 euro (101.250X5X3:1200) nel terzo trimestre 1.281 euro (102.516X5X3:1200) e così via.

Il fatto però che la giurisprudenza abbia dichiarato illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi (per l'assenza di un uso normativo atto a legittimarla), non significa che va ritenuta invece lecita la capitalizzazione annuale.

Insomma, così come non esistono usi dai quali si possa ritenere valido l'anatocismo applicato una volta ogni tre mesi, non ne esistono neanche con riferimento a quello applicato una volta all'anno. Una deduzione certo strumentale, su cui hanno fatto leva, per tutti questi anni, le banche.

Deve pertanto ritenersi - e qui il passaggio chiave della sentenza - che la capitalizzazione annuale degli interessi sia un uso illegittimamente applicato: non rileva, infatti, l'arco temporale in relazione al quale viene effettuata la capitalizzazione.

 

COSA FARE? Prima di imbarcarsi in una causa costosa, è opportuno affidarsi a un professionista serio che effettui i conteggi sugli estratti conto e, valutata anche l'eventuale prescrizione, verifichi le somme a cui, eventualmente, il cliente abbia diritto alla restituzione.

Per piccoli importi potrebbe essere non conveniente intraprendere una causa: e questo perché, oltre all'avvocato e al contributo unificato, potrebbero scattare i costi della perizia tecnica d'ufficio, salvo che il giudice ritenga di addebitarne l'acconto alla banca.

 

IL RICORSO ALL’ABF. In ogni caso, c'è sempre la possibilità di affidarsi all'Arbitro Bancario Finanziario, che certo non è organo terzo come il giudice, ma il ricorso presentato dal cittadino garantisce celerità, economicità e facilità di accesso: ricorso che, ricordiamolo, è possibile solo dopo aver fatto reclamo alla banca o alla finanziaria e aver ricevuto una risposta non soddisfacente oppure non aver ricevuto risposta dopo 30 giorni dal reclamo (l'Arbitro, però, deve essere interpellato entro 12 mesi dalla presentazione del reclamo, altrimenti bisogna ricominciare la procedura da capo).

 

COSA CHIEDERE AL GIUDICE. Chi intende intraprendere la causa contro l'anatocismo, dovrà: - chiedere al tribunale che venga ricalcolata la misura degli interessi dal momento dell'apertura del conto corrente o della stipula del contratto di finanziamento anche attraverso una CTU (consulenza tecnica d'ufficio). In tal caso il magistrato riconosce, di norma, al consulente da questi incaricato, il diritto a ottenere un anticipo sull'onorario, che viene posto a carico di chi ne propone istanza (ossia su colui che solleva l'eccezione che, in questo caso, è il cliente);

- chiedere che venga dichiarata la nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi;

- proporre l'azione di ripetizione dell'indebito attraverso cui può domandare la restituzione delle somme che gli sono state illegittimamente addebitate a titolo di interessi anatocistici.

 

 

I DOCUMENTI NECESSARI. Chi intende procedere con la causa contro la banca dovrà recuperare:

- il contratto di conto corrente o di apertura credito da cui sia possibile individuare il tasso di interesse concordato tra le parti e applicato dalla banca; o, in alternativa, il contratto di finanziamento da cui possa evincersi il calcolo di interessi passivi (per es.: un mutuo o un leasing magari con addebito di interessi in conto corrente);

- il foglio informativo, cioè il documento disponibile presso ogni filiale della banca che espone le caratteristiche e le informazioni di un determinato prodotto bancario;

- il documento di sintesi, cioè il documento che contiene le condizioni economiche pubblicizzate nel foglio informativo relativo all'operazione bancaria;

- le scritture contabili collegate al contratto cioè gli estratti conto e la documentazione contabile.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico.

 
Le nuove liti tra consumatori si gestiscono fuori dai tribunali e senza avvocati PDF Stampa E-mail

Procedure di conciliazione semplificate per le controversie dei consumatori nei confronti di  professionisti e imprese, risolvibili anche in via telematica e senza avvocato rivolgendosi agli ADR (Alternative Dispute Resolution), organismi istituiti su base permanente ed iscritti ad apposito elenco (articolo 141-decies Dlgs 206/2005). Le nuove norme, contenute nel Dlgs 130/2015 che recepisce le direttive europee sulla risoluzione alternativa delle controversie, sono in vigore dal 3 settembre.

Di fatto, viene riscritto l’articolo 141 del Codice del Consumo (il Dlgs 206/2005). La nuova disciplina riguarda controversie nazionali o all’interno dell’Unione Europea: si tratta di una procedura volontaria, che non preclude la possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria ma ha il preciso obiettivo di «agevolare una soluzione amichevole», senza intaccare le altre normative, che prevedono in casi specifici l’obbligatorietà di conciliazione extragiudiziale.

Le procedure ADR possono comprendere controversie nei settori di competenza di Autorità per l’Energia Elettrica, Banca d’Italia, Consob (organismo di controllo della Borsa), Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Non si applicano, invece, a procedure presso sistemi di trattamento dei reclami dei consumatori gestiti internamente, servizi non economici d’interesse generale, controversie fra imprese, negoziazione diretta tra consumatore e impresa, tentativi di conciliazione nel corso di un procedimento giudiziario, procedure avviate da un professionista nei confronti di un consumatore, servizi di assistenza sanitaria, organismi pubblici di istruzione superiore o di formazione continua.

Tendenzialmente, l’organismo non può rifiutare una domanda di mediazione a meno che non sussista uno dei motivi precisamente elencati dalla legge. Nel caso in cui la domanda venga rifiutata, entro 21 giorni l’ADR deve presentare alle parti una spiegazione motivata. Le parti possono accedere alle procedure di conciliazione senza assistenza legale (si tratta di un’opzione, resta anche il diritto di farsi assistente da una parte terza). La conciliazione deve essere gratuita o comunque poco costosa, e concludersi entro 90 giorni (l’organismo ADR può, in casi particolarmente complessi, disporre una proroga di 90 giorni). Le parti possono ritirarsi dalla procedura in qualsiasi momento.

La norma prevede una serie di obblighi di trasparenza per gli organismi ADR, che sono tenuti ad esempio: a mantenere un sito web aggiornato che consenta la presentazione della domanda e della documentazione eventualmente necessaria sia in via telematica sia con altre modalità; al continuo aggiornamento alle parti; alla tutela della privacy. Inoltre, sono previste una serie di norme a tutela della competenza e imparzialità degli organismi ADR. Per diventare un organismo ADR bisogna presentare domanda all’autorità competente di riferimento (ministeri Giustizia, Sviluppo Economico, Consob, Authority Energia, Autority Comunicazioni, Banca d’Italia), seguendo le procedure previste dalla legge.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico.

 

 
APERTE QUATTRO ISTRUTTORIE SU ACEA, EDISON, ENEL ED EN PDF Stampa E-mail

Si rende noto, come da comunicato stampa del 13 Luglio 2015, che l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti delle società per azioni Acea Energia, Edison Energia, Enel Energia , Enel Servizio Elettrico ed Eni.
A fronte di numerosi reclami e segnalazioni, ricevute anche da diverse associazioni dei consumatori, l’indagine è volta ad accertare eventuali violazioni del Codice del Consumo in merito a varie condotte degli operatori: la fatturazione basata su consumi presunti; la mancata considerazione delle autoletture; la fatturazione a conguaglio di importi significativi, anche a seguito di conguagli pluriennali; la mancata registrazione dei pagamenti effettuati, con conseguente messa in mora dei clienti fino talvolta al distacco; nonché il mancato rimborso dei crediti maturati dai consumatori.
Nell’ambito di queste istruttorie, i funzionari dell’Antitrust hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate dal procedimento a Roma, Milano e San Donato Milanese, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico



 
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