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Se il prodotto è difettoso, quali sono i diritti del consumatore? PDF Stampa E-mail
Se facciamo un acquisto di un bene cosiddetto mobile, come può essere un abito, un paio di scarpe oppure un elettrodomestico, ma anche un’auto, che poi si rivela difettoso o comunque non funzionante, quali sono i comportamenti corretti ai quali devono attenersi i consumatori per far valere i propri diritti?

Parliamo, innanzitutto, di una garanzia che è prevista dal Codice del Consumo e tutela il consumatore in caso di acquisto di prodotti difettosi. La prima cosa necessaria è rivolgersi al venditore del bene per chiedere, a scelta del consumatore, la riparazione o la sostituzione della cosa acquistata, senza che alcuna spesa possa essere addebitata. Il venditore è tenuto a provvedere entro un tempo congruo, senza arrecare notevoli inconvenienti al cliente.
Se la sostituzione o la riparazione non sono possibili, o sono eccessivamente onerose oppure tardive, il consumatore ha diritto alla riduzione del prezzo o alla restituzione della somma pagata, a fronte della riconsegna al venditore del bene difettoso. Ma non possiamo agire in qualsiasi momento. Si devono tenere, infatti, a mente che ci sono dei termini per chiedere i rimedi e far valere la garanzia. Essa dura due anni dalla consegna del bene e il consumatore deve denunciare il difetto al venditore entro due mesi dalla sua scoperta.

È bene, quindi, conservare sempre lo scontrino di acquisto e magari farsene una copia perché la carta termica con il passare del tempo diventa illeggibile.  È opportuno ricordare che, se il difetto si manifesta entro sei mesi dall’acquisto, si presume che esso sia un difetto originario e quindi non causato dal consumatore. Diversamente, invece, spetta a quest’ultimo fornire la prova di non aver manomesso in alcun modo il prodotto. E’ utile sapere anche che è possibile che al cliente venga concessa una garanzia supplementare, inclusa nel prezzo o con un costo aggiuntivo. Tale garanzia detta “convenzionale”, non sostituisce la garanzia legale che ha sempre durata di due anni. Fino a qui abbiamo parlato di acquisto di prodotti nuovi, ma la garanzia legale sussiste anche nel caso di beni usati, sebbene le parti possano limitarla ad un anno.


 
Ancora pubblicità ingannevole PDF Stampa E-mail

Patatine fritte a mano, solo perchè sono “Le contadine”? No, pubblicità ingannevole.

Ciò ha determinato la sanzione da 150.000 euro comminata dall’Antitrust alla Ica Foods.

Cosi come sono state sanzionate per 300.000 Amica Chips dove su “Eldorada” era indicata la dicitura  “cotte a mano”; 250.000 Pata per aver dichiarato “patatina artigianale” le “Da Vinci chips”.

Anche la San Carlo con la “Rustica” decantata da Carlo Cracco è stata colpita da una sanzione da 350.000 euro.

Come consumatori dobbiamo prestare attenzione anche alle espressioni e alla grafica realizzate con particolare enfasi e tali da risultare non corrette se non ingannevoli, pensiamo a:

San Carlo con “Autentica trattoria con olio di oliva” oppure a Eldorada di amica chips dove la percentuale di olio di oliva risultava più bassa rispetto ad altri oli vegetali..

Cosi come dobbiamo prestare attenzione alle sbandierate proprietà salutistiche come nel caso della Ica Foods con le “Crik Crok & Blue” non autorizzate dalla Commissione Europea ed ancora oggetto di controversie nella comunità scientifica.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
Lindos, l’acqua che fa dimagrire: Giurì censura pubblicità PDF Stampa E-mail

“Vuoi davvero essere più magra? Bevi più acqua!”: è la promessa della pubblicità dell’acqua Lindos, delle Terme di Bognanco. Il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria ha censurato il messaggio (ne dà notizia il Fatto Alimentare), valutato come manifestamente contrario all’art. 2, “comunicazione commerciale ingannevole”, del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Ad avviso del Comitato di Controllo, il messaggio contiene affermazioni esorbitanti e in alcuni casi scientificamente scorrette, tali da attribuire a una disidratazione anche blanda (“Se nel corso della giornata non si assume abbastanza acqua, ovvero 8 bicchieri da 250 ml l’uno, il nostro corpo può andare incontro a numerosi disagi e disturbi”) una serie di effetti non documentati, o in alcuni casi privi di qualunque supporto scientifico (come “Ingrassare anche mangiando poco”).

Il messaggio attribuisce inoltre all’acqua pubblicizzata, ricca di magnesio, un’inverosimile efficacia. Espressioni quali: “Se degli 8 bicchieri che beviamo quotidianamente almeno 2 sono ricchi di magnesio, otterrai ottimi risultati, non solo in termini di dimagrimento, ma anche di salute dell’apparato cardiocircolatorio e muscolo scheletrico”, “con mezzo litro di acqua ricca di magnesio il tasso metabolico aumenta fino al 30%” non hanno adeguato supporto scientifico, ed accreditano in particolare l’ipotesi che un apporto regolare di questa acqua faciliti una serie di effetti che la normativa vigente non consente di attribuire ad un’acqua minerale magnesiaca.

Prestiamo attenzione a tutte le promesse miracolose!

 

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
ENEL ENERGIA-TAGLIA S-M-L-XL: IN ARRIVO LE SANZIONI PDF Stampa E-mail

Con il provvedimento n. 24508 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato evidenziato che:

a)  che  la  pratica  commerciale  descritta  al  punto  II  del  presente  provvedimento,  posta  in  essere  dalla  società  Enel Energia S.p.A., costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, una pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 20 e 21, comma 1, lettere b) e d), del Codice del Consumo, e ne vieta la diffusione o continuazione;

b) di irrogare alla società Enel Energia S.p.A.. una sanzione amministrativa pecuniaria di 100.000 € (centomila euro).

La sanzione amministrativa di cui alla precedente lettera b) deve essere pagata entro il termine di trenta giorni dalla notificazione  del  presente  provvedimento,  utilizzando  l'allegato  modello  F24  con  elementi  identificativi,  di  cui  al Decreto Legislativo n. 241/97. Tale modello può essere presentato in formato cartaceo presso gli sportelli delle banche, di Poste  Italiane  S.p.A. e  degli  Agenti  della  Riscossione.  In  alternativa,  il  modello  può  essere  presentato telematicamente, con addebito sul proprio conto corrente bancario o postale, attraverso i servizi di home-banking e CBI  messi  a  disposizione  dalle  banche  o  da  Poste  Italiane  S.p.A.,  ovvero  utilizzando  i  servizi  telematici  dell'Agenzia delle Entrate, disponibili sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it.

Ai  sensi  dell'articolo  37,  comma  49,  del  decreto-legge  n.  223/06,  i  soggetti  titolari  di  partita  IVA,  sono  obbligati  a presentare il modello F24 con modalità telematiche.

Decorso il predetto termine, per il periodo di ritardo inferiore a un semestre, devono essere corrisposti gli interessi di mora nella misura del tasso legale a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino alla data del pagamento. In caso di ulteriore ritardo nell’adempimento, ai sensi dell’articolo 27, comma 6, della legge n. 689/81, la somma dovuta per la sanzione irrogata è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino a quello in cui il ruolo è trasmesso al concessionario per la riscossione; in tal caso la maggiorazione assorbe gli interessi di mora maturati nel medesimo periodo.

Dell’avvenuto pagamento deve essere data immediata comunicazione all’Autorità attraverso l’invio di copia del modello attestante il versamento effettuato.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

 
Compagnie telefoniche sempre nell’occhio del ciclone! PDF Stampa E-mail

L'Antitrust ha deciso una multa esemplare da 1,7 milioni di euro a Telecom Italia e H3G e di 800mila euro a Wind e Vodafone, per i servizi premium - giochi, musica, contenuti erotici - attivati su cellulare senza il permesso degli utenti.

È un problema noto a molti utenti, loro malgrado: navigano su siti via cellulare o usano applicazioni e si trovano quasi per magia abbonati a un servizio premium: 5 euro a settimana per ricevere contenuti in mobilità. Che però non avevano mai richiesto.

Su siti web e app ci sono banner all'apparenza innocui, con pubblicità, ma se l'utente ci clicca viene abbonato inconsapevolmente al servizio. E i costi sono automaticamente addebitati dall'operatore sul conto telefonico. In certi casi, persino, i banner sono invisibili (nascosti all'interno del codice della pagina) e l'utente non sa nemmeno di aver cliccato su di loro.

E, secondo l'Antitrust, di questo schema truffaldino non sono responsabili solo i fornitori dei servizi o delle pubblicità, ma anche gli operatori stessi.

Da qui la multa. "Anche sulla base di quanto emerso nel corso delle ispezioni eseguite con l'assistenza della Guardia di Finanza (Gruppo Antitrust - Nucleo speciale Tutela mercati), l'Autorità ha accertato che i quattro operatori hanno attuato una pratica commerciale scorretta riconducibile a due condotte", scrive l'Antitrust. "Da un lato, l'omissione di informazioni circa il fatto che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, nonché circa l'esistenza del blocco selettivo per impedire tale ricezione e la necessità per l'utente che voglia utilizzarlo di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco.

Dall'altro, l'adozione da parte dell'operatore di telefonia mobile di un comportamento qualificato come aggressivo, consistente nell'attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore".

H3G e Tim hanno avuto multe più grandi perché "la pratica si è articolata in un'ulteriore condotta consistente nella diffusione di messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l'accesso e l'attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un'espressa manifestazione di volontà da parte dell'utente", spiega l'Antitrust.

 

* Articolo pubblicato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Umbria denominato: informazione ed assistenza ai consumatori ed agli utenti 2013 – 3° intervento con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 
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