T-Red la telenovela continua, ed ora diventa un giallo PDF Stampa E-mail

Altro colpo di scena nella telenovela “T-Red”, che sembra ora essere sempre più un vicina ad un “giallo”. Notizia di oggi: “in manette l'inventore del giocattolo”. Infatti il progettista dei T-Red, Stefano Arrighetti, amministratore unico della Kria di Desio (Milano), è accusato di frode nelle pubbliche forniture ed è stato arrestato dai carabinieri, in quanto avrebbe omologato solo la telecamera e non avrebbe mai ottenuto dal ministero dei Trasporti l’omologazione dell’hardware dell’apparecchiatura che gestisce il funzionamento dell’intero sistema. Tra i 109 indagati figurano 63 comandanti di polizia municipale tra cui quello di Perugia, 39 amministratori pubblici e sette amministratori di società private. Sono invece 80 i comuni del centro-nord Italia al centro dell’indagine. Altro che giallo, sembra infatti che molti semafori fossero stati regolati in modo tale da presentare una luce gialla di durata inferiore ai 4 secondi, così da impedire l’arresto dei veicoli in condizioni di sicurezza.

 

Le infrazioni venivano accertate dalla Citiesse che percepiva il 30-35% per ogni infrazione rilevata (150 euro + Iva al 20%). Solo in un secondo momento la polizia locale vedeva le immagini, violando così l’articolo 12 del codice della strada. Nella maggior parte dei casi i verbali di contestazione sono stati redatti da società private (e non dai pubblici ufficiali) che svolgevano anche il servizio di notificazione (consegna alle poste delle raccomandate), percependo un importo in media di 5 euro per ogni verbale sul quale, inoltre, veniva apposta dalla società privata una firma scannerizzata del pubblico ufficiale. Così le operazioni di accertamento, di notifica e di verbalizzazione, attività tipiche per il pubblico ufficiale (e non demandabili) erano affidate, tramite percentuale, a società private compiendo una falsità materiale (articolo 476 codice penale).

 

Attendendo che si faccia piena luce sul caso, e sperando che questa volta la luce non sia rossa, sottolineiamo come, secondo la scrivente Associazione, il problema più grave di tutta la vicenda sia che i cittadini perugini hanno in qualche modo perso gran parte della fiducia riposta nella giustizia: alcuni hanno subito pagato, altri anno fatto ricorso ed è stato accolto, altri hanno fatto ricorso e non è stato accolto (per le medesime motivazioni), altri ancora hanno fatto ricorso, hanno “vinto” ma si sono visti nuovamente chiamare in Tribunale per il secondo grado di giudizio (per una spesa non più indifferente). Il tutto senza contare i gravissimi problemi che questi ricorsi hanno comunque apportato alla gestione dell’ufficio del Giudice di Pace, ingolfato di carte e di notifiche da effettuare.